I Disturbi dell’alimentazione

I disturbi dell’alimentazione non hanno una causa sola. Recenti studi dimostrano che a determinare queste condizioni concorrono più fattori:
• La personalità individuale (estrema dipendenza dell’autostima dal giudizio    altrui e dai risultati raggiunti – idea di perfezionismo)
• Relazioni familiari distorte e problematiche
• Disfunzioni genetiche che agiscono sulle sensazioni di fame e sazietà
• Fattori socio-culturali (ad esempio i mass-media che enfatizzano la magrezza come requisito per il successo della felicità)
Alimentarsi in modo corretto e adeguato alle proprie necessità è un problema che riguarda ogni individuo, indistintamente della sua appartenenza sociale e della sua età.
L’informazione alimentare alla quale costantemente siamo sottoposti a volte non è sufficiente per contribuire ad una corretta igiene alimentare.
Durante una fase della vita il rapporto con il cibo diviene maggiormente causa di disagio e comporta crisi psicologiche da valutare con attenzione.
I cambiamenti fisici nell’adolescenza rappresentano un evento per la formazione di un identità stabile. Comportano il passaggio e lo sviluppo di un corpo adulto e sessualmente maturo.
Per entrambi i sessi si verificano dei mutamenti fisiologici, che danno una nuova forma al proprio aspetto. Aumenta così l’interesse dell’adolescente nei confronti del proprio corpo, del peso e dell’aspetto.
I ragazzi sperimentano soprattutto sentimenti positivi legati all’aumento della propria massa muscolare, le ragazze invece, aumentano la loro insoddisfazione per l’accrescimento del grasso corporeo, che entra in conflitto con il loro ideale di perfezione.
I giovani si trovano impreparati e spaventati da questi mutamenti, a cui non sanno dare una corretta spiegazione. Molto importante in questo periodo sono le norme, gli ideali e i valori della cultura.
L’adolescenza è quindi un momento importante per la stabilizzazione di abitudini alimentari corrette: una dieta sana permette di prevenire malattie (ad esempio il giusto apporto di calcio come prevenzione all’osteoporosi).
Il disturbo alimentare può nascere da un rapporto distorto con la famiglia e con gli altri, ma anche con se stessi, con la propria individualità
Questa malattia ha una lunga storia, ma la sua esplosione è avvenuta dopo la seconda guerra mondiale ed in prevalenza nei paesi industrializzati.
Le patologie più conosciute sono l’anoressia nervosa e la bulimia.

L’anoressia nervosa è una psicopatologia caratterizzata dal rifiuto continuo di alimentarsi.
Il termine deriva dal greco “anorexis” (an=mancanza, orexis=appetito).
Questa sindrome colpisce lo 0,5% degli adolescenti e 9 casi su 10 sono donne.
Quasi sempre inizia con una dieta, ma alla base ci sono molte altre cause scatenanti che portano soprattutto le ragazze a cercare l’illusione di poter spostare sul cibo il controllo che pensano di non avere sulla propria vita.
Quando questa dieta è troppo drastica, porta il corpo ad avere dei mutamenti biologici: viene prodotta una quantità di serotonina maggiore che allieva la sofferenza e il dolore, permettendo così alle ragazze di sentirsi forti e con capacità superiori alla norma.
Questo periodo è quello più critico per la malattia. Innesca un meccanismo psicologico in cui la giovane ha la sensazione di aver trovato la cura per i propri problemi. Così come l’alcolista considera l’alcol il sostegno per affrontare delle situazioni in cui si sente inadeguato e poi cade in una dipendenza forte e invalidante.
Quando il protrarsi della dieta diventa sempre più restrittivo, questo vantaggio iniziale crolla e subentra la fase della depressione, della fobia per il cibo e la scomparsa del ciclo mestruale.
Altri problemi fisici possono essere la demineralizzazione ossea, alterazioni cutanee, disturbi gastrointestinali, complicazioni all’apparato muscolare e cardiaco.
Per dimagrire oltre ai digiuni prolungati la persona potrebbe cercare di eliminare il cibo ingerito attraverso il vomito, l’uso di lassativi o con la costrizione ad un eccessiva attività fisica.
Quest’immagine distorta e negativa del proprio corpo influenza il livello di autostima, per cui il soggetto si sente incapace e inadeguato, e riesce a compensare solo in parte con le sensazioni positive che ottiene con un rigido controllo della propria fame.
Questi sentimenti spingono lo spingono ad un progressivo isolamento sociale, favorito anche dal fatto che sentono la necessità di nascondere le abitudini alimentari errate.
Nei casi più estremi per rimediare a questa patologia si deve ricorrere al ricovero ospedaliero, che ha come obiettivo primario quello di far recuperare un peso corporeo più normale. Ma questo da solo non basta a costituire una cura per l’anoressia. L’aiuto vero e proprio viene rappresentato dalla psicoterapia, che consiste in un approfondito e paziente lavoro sulle cause del disturbo. E’ stato rilevato che nel 70% dei casi nasce come una difesa da sofferenza di tipo psichico ansioso (fobie, ossessioni, attacchi di panico, ansie) o depressivo (distimia, depressione minore e maggiore).
Tuttavia il successo maggiore è rappresentato dalla giusta combinazione e collaborazione tra la psicoterapia individuale con quella familiare.

Nel 40-50% dei casi l’anoressia è accompagnata dalla bulimia, che comporta abnormi attacchi di fame seguiti da abbuffate alimentari. Queste sono spesso seguite da vomito autoprovocato e dall’assunzione di diuretici e lassativi.
Entrambe le patologie hanno alla base gli stessi valori culturali.
Il termine bulimia deriva dal greco “boulimia” composto da “bous”= bue e “limòs”=fame, che tradotto significa “fame da bue”.
Anch’essa colpisce più il sesso femminile che quello maschile ed il suo esordio appare non solo nell’adolescenza ma anche in età adulta.
Come prima accennato l’abbuffata alimentare è il suo segno caratteristico, accompagnata dalla convinzione di non essere in grado di smettere di mangiare. Questo può durare alcuni minuti o intere giornate ed è spesso scatenato da malessere soggettivo come noia, solitudine o tristezza.
Quest’atteggiamento termina dal momento in cui la persona si sente estremamente piena, nauseata dal cibo, perché teme di essere scoperta oppure ha esaurito le scorte di cibo.
L’abbuffata inizialmente può allentare questa tensione ma poi i sentimenti di colpa che assalgono questa persona sono tali da generare nuova ansia e tensione che induce ad una successiva iperalimentazione. Si innesca così un circolo vizioso difficile da contrastare.
Ne deriva un’autosvalutazione che può portare ad una depressione per non riuscire a mantenere una dieta mirata.
A differenza delle persone anoressiche, chi soffre di bulimia ha un peso normale o è lievemente in sovrappeso.
Tuttavia si hanno difficoltà dovute alle pratiche di autocontrollo del vomito e dell’uso improprio di lassativi e diuretici, le quali comportano squilibri di sodio o di potassio nel sangue, generando aritmie cardiache.
Anche in questo caso è necessaria una cura farmacologica associata alla psicoterapia. Quest’ultima ottiene i migliori risultati con il metodo cognitivo-comportamentale mirato alla correzione delle distorsioni cognitive.

I clinici riconoscono un terzo disturbo dell’alimentazione simile alla bulimia nervosa. Si tratta del disturbo da alimentazione incontrollata.
Come nella bulimia sono presenti abbuffate alimentari, ma i comportamenti di compenso sono assenti.
Tali episodi sono associati ad alcuni indicatori:
– mangiare molto più rapidamente del normale
– mangiare fino a sentirsi spiacevolmente pieni
– mangiare grandi quantità di cibo anche se non ci si sente affamati
– mangiare da soli a causa dell’imbarazzo per quanto si sta mangiando
– sentirsi disgustati, depressi e in colpa verso se stessi dopo le abbuffate
Generalmente le persone che soffrono di questo disturbo sono in sovrappeso od obese, e si rivolgono a centri specializzati per la cura dell’obesità piuttosto che dei disturbi dell’alimentazione.

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